martedì 16 aprile 2013

Le pareti raccontano.......una SIBILLA tra NOI



La nostra amica Francesca ritorna a fotografare un momento di vita quotidiana del nostro laboratorio  .....
 Una SIBILLA tra NOI


Un sole timido stamattina stempera  il clima di un  inverno ancora reticente .

Il portone d’ingresso spalancato sulla piazza  lascia entrare aria tiepida e un assaggio di primavera.

Una dopo l’altra, le donne arrivano con le loro sacche colme: l’ambiente circostante all’ingresso si trasforma in un bazar:saluti, deposito di oggetti vari, spogliatoio e purgatorio degli umori più vari.   Una sorta di micro piazza dove i convenevoli   si tramutano molto spesso in     scambi emotivi dai toni differenti e spontanei.

Accade agli umani,talvolta, come stamattina a una di esse , di fare incontri che innescano conflitti che somigliano a fiamme pronte a divampare.    



Le altre, come fossero guidate da una regia invisibile,   si dispongono attorno all’ultima arrivata accerchiandola  in un abbraccio d’ascolto allargato.

La forza empatica femminile compie il suo invisibile miracolo. Svuotati i contenitori emotivi,  si scioglie la radunata e ognuna riprende il filo del proprio programma di lavoro.

Ma oggi nessuna segue lo schema stabilito………

Arriva presto l’ora del  breakfast-briefing.

  Prendono posto nelle varie sedie ridipinte di un bel tono di rosso e  disposte intorno al lungo tavolo rettangolare .  La luce che filtra dalla finestra di fronte    illumina direttamente il piano del tavolo: la teiera fumante, i panzerotti farciti di marmellata, il pane casereccio, i vari vasetti,…lasciando in penombra il resto della stanza, e creando  con i vari giochi di luce una cornice quasi rinascimentale e intima.

L’atmosfera ha i toni di una mensa festosa….

Poco prima che abbia inizio il ristoro squilla il campanello.   

 La padrona del  “laboratorio”   si alza e si dirige all’ingresso.

Alcuni minuti dopo ritorna in compagnia  di altre due donne, una giovane e bella, e l’altra più matura e dall’aspetto molto singolare: 


 al primo sguardo, il   volto pare somigliare  alle figure  mitologiche di certe sciamane indiane o caucasiche, quasi provenisse da un passato   immemore.

Lunghissimi e fluidi capelli color tiziano scuro incorniciano il volto ovale, pulito e senza ombra di trucco.  L’aspetto solenne  e ingentilito dal sorriso immediato e caldo.   Gli occhi sono impenetrabili, possiedono la lontananza di chi sa scrutare tra le ombre e delinearne i contorni.

Il suo nome è Maria Sonia Baldoni, botanica, e profonda conoscitrice di tradizioni, riti e arti erboristiche antiche tramandate  da vari popoli della terra.

Dopo le presentazioni si siede casualmente a capotavola contemporaneamente a tutte le altre donne che la osservano discrete e incuriosite .

Il quadretto ha una disposizione insolita: suggerisce la visione di certi villaggi  incastonati tra le colline, con le case basse e lineari, le cui facciate  sono rivolte verso la chiesetta con il campanile   che sovrasta il paesaggio come un guardiano silenzioso e gentile.


Lei, Maria Sonia, al lato nord del tavolo, emana un magnetismo   che polarizza l’ attenzione; non solo gli occhi, ma persino la postura fisica  delle altre  è rivolta verso la sua presenza.

L’atmosfera è cordiale. Tra una sorsata di thè e un panzerotto Lei parla del suo mondo, parole semplici e dirette che testimoniano la sua passione e la sua ricerca. Leggermente china su un quaderno annota con scrupolo e gioia genuina alcune esperienze di guarigione avvenute con i preparati  di alcune piante, delle quali  qualcuna tra le donne  porta testimonianza.. 

Ben presto esorta il gruppo a sperimentare nella pratica la raccolta di alcune erbe. La sorpresa ha la

Durata di qualche frazione di secondo. Tutte le donne acconsentono, nonostante l’abbigliamento inadeguato e i programmi prestabiliti. In breve tempo e con precise indicazioni si organizzano  e lasciano il laboratorio.

A noi muri accade di rimanere attoniti!

(Non si è mai visto che tante donne  cosi’ diverse   potessero prendere  insieme un’ iniziativa   univoca e repentina!)



 

Dopo alcuni minuti percorsi in auto arriviamo in un campo di proprieta’ di Agnese, la stessa fondatrice della struttura che ospita il laboratorio IdeaLab.

Sono le undici, il sole offre generoso i suoi primi raggi della stagione.

Maria Sonia, con il suo abbigliamento perfettamente consono alla pratica  dei campi, scende dal suo abitacolo, offrendoci una vista del suo interno veramente pittoresco. Erbe e piante essiccate sono ovunque: sopra il cruscotto, nei sedili, tra i molti libri, sacche e coperte che occupano lo spazio posteriore dell’automobile. Un’erboristeria esotica e itinerante!

Porta con se un grande telo di cotone variopinto;   noi la seguiamo con le nostre borse di tessuto riciclato confezionato dalle cucitrici più abili ed estrose del gruppo.

Maria Sonia e la sua amica Paola ci guidano con occhio esperto verso le erbe più comuni, mostrando con pazienza e semplicita’il modo più adeguato per coglierle a mani nude. Il campo si rivela essere un ricco orto spontaneo.

Sopra un ampio telo steso   viene posato il campione di ogni erba raccolta. Da una parte quelle adatte alla cottura e dall’altra quelle tenere   da mangiare come insalate. 


Alle comuni erbe di campo come le CICORIE, CRESPIGNE, TARASSACO e ORTICA si aggiunge la scoperta della SILENE, le cui foglie hanno un sapore gradevole e non amarognolo. Seguono la CAROTA SELVATICA, la PIANTAGGINE, La ROMICE ricchissima di ferro,   la SENAPE con i suoi fiori gialli dalla quale vanno colte solo le foglioline più tenere. Tra profumi vari e corpi chini ad esplorare la terra si leva la voce di Maria Sonia che spiega le peculiarita’ di ogni pianta, i vari utilizzi nella tradizione contadina, le similanze  d’uso nei diversi popoli del passato e del presente. La pratica d’apprendimento viene arricchita con cenni di leggende, le funzioni nelle cerimonie sacre   custodite e tramandate dall’’ universo femminile.

La lezione si arricchisce di domande che trovano sempre una risposta. Le risate si estendono per il campo nell’apprendere che le CIME di ROVO cucinate è mangiate hanno la magica proprieta’ di tramutare il pensiero in azione. Piu’ o meno tutte ne hanno mangiato prudentemente una fogliolina. La piantina chiamata CENTOCCHI oppure STELLARIA è la rivelazione. Abbondante nei campi e nei giardini, ha le cime tenere perfette per guarnire e arricchire insalate, perfetta e gustosa come   pesto per condire la pasta. Soprattutto, ha sorprendenti proprieta’ curative per i tessuti dell’organismo umano.

La raccolta preziosa viene suddivisa in parti eque per tutte. 



Il tempo scorre,  ma pare come fermo e sospeso nella grazia di uno stato interiore cosi’ leggero e difficile  da definire. Una magia senza parole.

 Maria Sonia ci invita ad essere grate verso i frutti della  Madre terra, con gioia e sacralita. ’

  Nel compito  di cercare i fiori con i colori da lei suggeriti, ci sentiamo improvvisamente bambine:    rosso, arancio, giallo, rosa o bianco, viola,blu, indaco. La rappresentazione dei CHAKRA.  Tutti i fiori vengono deposti sull’erba e  ricomposti con modalita’ precise per creare un “Mandala”.  


Durante il rito  avviene qualcosa che ci investe tutte di una grande energia che ci commuove e tocca il cuore. Anche le più riservate tra il gruppo si abbandonano ad abbracci e incredule lacrime.

Lei, LA SIBILLA, ci ha stravolto la giornata, lasciando nell’animo di ognuna  l’inafferrabile mistero di una porta appena socchiusa alla bellezza sconosciuta che   ci appartiene.”



Un ringraziamento profondo a Maria Sonia e Paola.
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