lunedì 11 marzo 2013

SE LE PARETI POTESSERO RACCONTARE...2° parte

VENTI E INTENTI….
Oscurita’ sferzata dal vento, stanotte. Polveri e foglie sollevate verso l’alto hanno mulinato con le correnti. Tutto in movimento, ogni angolo frugato, ogni ostacolo al flusso delle correnti diventa un lamento, un ululato. Sembra voglia spazzare il mondo. Porte e finestre vibrano all’assalto quasi a voler essere scardinate dalle raffiche potenti. Pochi dormono.
La luce fredda dell’alba accarezza le fronde piegate degli alberi.
Stamattina è giorno di incontro qui’ in laboratorio.
Arrivano una dopo l’altra, attraversando la soglia con le schiene un po curve, i capelli scompigliati e con l’energia un po’ oscillante come il vento che le ha investite.

Tra uno sbadiglio e una risata, si raccontano i rumori che le hanno strappate dal sonno. L’intenzione di lavorare ognuna ai propri progetti trova resistenza nell’attenzione. La concentrazione fa un po’ come le pare, stamattina è ribelle e virale; persino le macchine, le forbici e i vari utensili si rifiutano di collaborare. La resa è generale. Loro si muovono di stanza in stanza con coordinazione sonnolenta ma gaia. Si raccolgono davanti ad un the fumante e profumato e muffin sfornati alcune ore prima.
Sedute in cerchio e vicine, si toccano con gli occhi, aperte alle sensazioni, parole e fatti che condensano l’aria. L’intimita’ è leggera, le parole escono fluide e percorrono i sentieri più disparati dell’anima. Tra impressioni condivise, visioni, oggetti amati che si perdono per strada, lati del carattere da smussare, da far emergere, ansie e insicurezze da superare, spazi creativi da conquistare si finisce sulle varie teorie di crescita personale. La legge dell’attrazione si dispiega semplice e pulita, senza teoremi complessi, li, tra le tazze fumanti, e la connessione armoniosa tra le donne presenti. Ogni donna ha la sua storia, Ogni storia lascia la sua eredita, ma tutte le storie messe insieme hanno impronte che appartengono a tutte come uno specchio dai riflessi familiari. C’è una geometria emotiva sorprendente, senza confini o identita’ di territorio o eta’. Un campo di coscienza aperto, dove passato presente e futuro è CONTEMPORANEO. L’arte, la spinta a creare, trasformare, dare forme nuove all’esistenza quotidiana si fa azione per spezzare uno dopo l’altro i tanti anelli della spessa catena dei “Doveri” e “fardelli”.


Lo sguardo di alcune si sposta sul display del cellulare. 12.40. Ora di pranzo! Tra esclamazioni di sorpresa e movimenti frettolosi, sparecchiano il tavolo snocciolando ingredienti per un pranzo fast ma sano per figli e consorti. In pochi minuti, tra un abbraccio e una borsetta da recuperare lasciata chissa’dove si salutano. Qualcuna lancia scherzosamente la proposta di allestire un angolo cottura per preparare un pentolone di sugo da spartire e portare a casa nei giorni di riunione. Un’esplosione di risate si solleva nell’aria. L’i dea le trattiene quasi esitanti davanti alla porta, ma i doveri casalinghi incalzano come una grande volonta’ invisibile che le disperde fuori dalle mie mura, veloci e impetuose come il vento che oggi le accompagna.
Francesca Murgia
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